A seguito della nostra consueta assemblea settimanale al campo sportivo “Mauro Valeri”, abbiamo deciso di prendere parola in merito a quanto accaduto sabato scorso durante una partita di calcio disputata dai ragazzi della nostra squadra Under 16.
Come in molte avrete letto sulle nostre pagine social, in nostri La Pazzini hanno deciso di abbandonare il campo a causa di un’offesa a sfondo omofobico nei confronti di un loro compagno di squadra, dopo un fallo di gioco. “Cose che succedono spesso nei campi di calcio” direbbero i tantissimi appassionati allo sport più seguito al mondo.
Non ci va di mettere alla gogna il gesto dell’offesa, il ragazzo coinvolto, e la società sportiva avversaria. Sappiamo benissimo quanto la cultura attuale spinge tutte le persone e anche i più giovani ad utilizzare linguaggi di questo tipo, cercando nella scelta (per noi libera) dell’orientamento sessuale una scusa per offendere o schernire chi si trova di fronte.
Ciò che vogliamo far emergere e sottolineare invece è il gesto di abbandonare una partita di campionato come forma di protesta, un gesto forte che punta alla riflessione collettiva su quanto sia accaduto.
Gesto portato avanti da un gruppo di venti ragazzi con un’età media di 15/16 anni che hanno dimostrato una sensibilità fuori dal comune per codici culturali a cui tutti quanti noi siamo abituati. Un gesto maturo e coraggioso che li ha esposti sui social a critiche, provocazioni da parte di adulti e coetanei poco propensi alla riflessione.
Negli ultimi tempi di episodi spiacevoli sui campi di gioco ne abbiamo sentiti tantissimi, dai campi di periferia o di provincia dello sport di base, con partite sospese per risse, ai campi e impianti sportivi di professionisti. Esempio lampante, il famoso “scherzo” nei confronti di Cherif Traorè pilone sinistro del Benetton Rugby che ha ricevuto come regalo di Natale dai propri compagni di squadra una banana.
Da anni, nei campi di calcio che varchiamo ogni sabato, le nostre orecchie sentono di tutto. Ad essere presi di mira spesso sono i ragazzi migranti o chi è considerato più fragile. I falli di gioco estremi vengono poi spesso giustificati dal pensiero che il calcio sia uno sport da uomini, dove forza e violenza prevalgono rispetto al puro momento di godimento che un gioco come calcio dovrebbe dare.
Noi siamo nati 13 anni fa perché questa cultura dello sport non ci appartiene e vogliamo cambiarla attraverso gesti semplici come organizzare un terzo tempo dopo una partita o attraverso gesti estremi come abbandonare il campo.
Ci riempie di orgoglio vedere un gesto simile condotto da un gruppo di ragazzi così giovani. Gli stessi adolescenti che spesso dal mondo adulto vengono visti come un corpo estraneo, problematico, disinteressato, a volte barbarico che va controllato e riempito di aspettative. I La Pazzini lo scorso sabato sono stati liberi di decidere di scegliere da che parte stare e lo hanno fatto compatti e convinti che la libertà di scegliere il proprio orientamento sessuale deve essere garantita a tutti e tutte e non usata invece come arma da utilizzare per offendere o provocare.
I commenti sulla loro pagina Instagram lasciano il tempo che trovano, anche se restano come testimonianza di un bisogno sociale, politico e educativo per noi molto importante.
Lo sport, il calcio nello specifico è sempre stato un mezzo potente per diffondere messaggi, idee, fare cultura. Nella storia è stato spesso utilizzato anche a scopo propagandistico e oggi lo è più che mai promuovendo una cultura della competizione estrema, altamente prestazionale dove la vittoria deve arrivare ad ogni costo per dimostrare di valere qualcosa.
A noi non piace perdere in campo, non piace a nessuno, neppure ai nostri giovani La Pazzini, ma della sconfitta spesso ne facciamo un’esperienza positiva, riflettendo sugli errori commessi e rimarcando l’importanza di raggiungere sempre e solo un obiettivo, DIVERTIRSI INSIEME. E quando il divertimento viene meno a causa di atteggiamenti prevaricanti o violenti, per noi non ha più senso giocare!
Invitiamo le società sportive della provincia di Parma a riflettere sulle poche righe che abbiamo voluto scrivere affinché si possa intraprendere un percorso condiviso con chi vuole portare avanti una cultura dello sport accogliente, includente e consapevole. Consapevole come la scelta di uscire da un campo da calcio quando non se ne può più di sentire frasi violente.
Ai nostri La Pazzini invece diciamo chei staremo sempre dalla loro parte, il futuro davanti che li attende al momento pare essere scuro e tenebroso, a loro il compito di colorarlo insieme a noi!



