Nella mattina di martedì 27, Naël, un giovane 17enne di Nanterre, periferia nord-ovest di Parigi, è stato brutalmente ucciso con un colpo di pistola da un poliziotto durante un controllo stradale.
La versione rilasciata dai poliziotti secondo cui si sarebbe trattato di legittima difesa è stata presto smentita da un video che mostra i due agenti nell’atto di minacciare il giovane di spegnere il veicolo già fermo, altrimenti “ti sparo in testa”; in seguito lo sparo e il veicolo che si schianta pochi metri più in là.
La brutalità di quest’ennesimo omicidio per mano della polizia (solo nel 2022 sono 13 le persone ammazzate in circostanze simili) fa parlare di una vera e propria esecuzione.
Nella notte di ieri sono scoppiate le rivolte, prima a Nanterre e, poco dopo, in decine di quartieri popolari che circondano Parigi e altre città francesi, : barricate a bloccare l’accesso delle forze dell’ordine, cassonetti dati alle fiamme e fuochi d’artificio sono stati esplosi a dimostrazione della rabbia di chi quotidianamente viene umiliato e ucciso nella totale impunità.
Gli appelli alla rivolta popolare dei quartieri francesi si moltiplicano sui social network. Molti sono i rimandi alle rivolte che ebbero luogo nel 2005 in seguito all’omicidio dei due giovani Zyed e Bouna, che hanno segnato indelebilmente la storia del paese.
Nel frattempo la famiglia di Naël ha sporto denuncia per omicidio volontario e per falso in atto pubblico e ha chiamato una marcia bianca domani pomeriggio alla Prefettura di Nanterre, per chiedere verità e giustizia.



